Come stavano le cose? Il sibilo era diventato più debole? No era diventato più forte. Origlio in una decina di posti diversi e mi accorgo chiaramente dell’inganno, il sibilo è sempre lo stesso non è cambiato niente. Lassù non ci sono cambiamenti, si sta in pace, incuranti del tempo; qui invece ogni attimo sconvolge chi origlia.Franz Kafka, La tana
La conversazione si apre con un lentissimo zoom, che dall’alto invade discretamente la quotidianità di Union Square, San Francisco. Interferenze misteriose disturbano il caotico vociare di una domenica pomeriggio. È la rappresentazione, in un solo movimento, di un potere che ha cambiato faccia. Le cui armi di controllo sono diventate i fucili dei microfoni direzionali e le cui radici affondano nella “biopolitica”. Harry Caul è convinto di gestire questo potere, di avere il coltello dalla parte del manico. Sicuro, all’interno della sua fortezza sigillata ermeticamente. Un uomo con nulla di personale se non numerosi mazzi di chiavi, grazie ai quali pensa ingenuamente di chiudere il mondo fuori dalla porta.
“La registrazione sarebbe venuta meglio se non fossi stato a sentire quello che dicevano!” Harry riprende il suo collega Stan, reo di essere umano. Le voci si rubano, non si ascoltano. Sono solo nastri da manipolare e consegnare al cliente. Nessuna conseguenza, nessun rimorso: “ho peccato padre, ma non sono responsabile, non mi sento responsabile”. Dare un volto alle voci significa vedere le persone, empatizzare con loro, capirle e forse capire qualcosa. Le persone portano a galla il rimosso e fanno paura. Harry Caul ha ucciso e sta per uccidere di nuovo. E gli spettri iniziano a tormentarlo, quelli sepolti del passato e quelli sfuocati del futuro. I morti spaventano più della morte stessa. Ovunque vada può sentirli e vederli, lo trovano persino nelle profondità oscure dei sogni. I morti lo tormentano perché per la prima volta si pone delle domande. Comincia così la ricerca di una verità del tutto vana, che apre solo nuove e inquietanti voragini. La conversazione è il racconto di un’inutile presa di coscienza individuale che rimanda sottilmente a una sconfitta politica. Siamo nel 1974.
“La certezza mi porterà, o la consolazione o la disperazione, ma, come che sia, questa o quella sarà certa e motivata” [1]. Per Harry Caul, come per la talpa di Kafka, la certezza diventa l’oggetto di un’ossessione, destinato a rimanere irraggiungibile. Il sogno impossibile di smascherare le apparenze e incidere sulla realtà. Perché nell’America messa in scena da Coppola non c’è contrasto tra realtà e apparenza, in quanto esse coincidono [2]. Sono i simulacri di un nuovo ordine del potere.
Quello che resta a Harry , dopo la caduta del suo santuario, è la drammatica consapevolezza di vivere in un mondo in cui ogni confine netto è saltato, dove chiunque può essere allo stesso tempo vittima e carnefice. Un mondo costruito su di un compromesso ambiguo, marcio e inquietante. Quello che resta allo spettatore è l’ultima disperata panoramica: un uomo solo, le macerie di un appartamento e l’urlo di un sassofono. Un urlo destinato a rimanere sospeso nel vuoto.
Andrea Mattacheo
"Blow Up del sonoro" (Cosulich), realizzato nel varco stretto che separa i due episodi di The Godfather (tanto da costringere il regista a lavorarvi nel fine settimana), rimborso autoriale che Coppola ottiene in cambio delle due grandi produzioni che lo attorniano, forse anche per questo resta "un'opera segreta e un po' mitica" (Burdeau). E d'altra parte non giova, alla sua uscita, la circostanza storica del Watergate, che, se non fuorvia il giudizio critico contemporaneo al film, pure lo inserisce di fatto all'interno del genere "paranoia movie" forse decretando in tal modo, proprio per la sua eccentricità al genere, l'insuccesso al botteghino.
Al di là dell'evidente statuto metafilmico (basti pensare al lavoro di produzione audiovisiva svolto da Harry),The Conversation è soprattutto un "film da ascoltare" (Monaco), che Coppola costruisce attraverso un mirabile dispositivo di fascinazione, capace di allestire una vera e propria "trappola sonora" (Caprara).
Andrea Valle

