mercoledì 16 marzo 2011
sabato 27 novembre 2010
Ultracorpi al Torino Film Festival
Si è da poco conclusa la prima giornata del Torino Film Festival. Questa ventottesima edizione, che si chiuderà il 4 dicembre con la proiezione in anteprima di Hereafter - il nuovo film di Clint Eastwood - si preannuncia ricca di suggestioni, in particolare per quanto riguarda il panorama americano.
Oltre alla retrospettiva principale, dedicata a un gigante del cinema come John Huston, il programma offre in tutte le sue sezioni pellicole che permettono di indagare aspetti diversi del cinema statunitense, che costituisce l’oggetto di studio e di interesse specifico degli Ultracorpi, un gruppo che nasce, vive e si sviluppa all’interno del Corso di Storia del cinema nordamericano del DAMS di Torino.
Vogliamo cercare uno sguardo comune e una visione d'insieme: questo blog si propone come spazio di dibattito a partire dai film di cui decideremo di scrivere. Non ci interessa un reportage giorno per giorno. Non vogliamo arrivare prima di nessun altro. Alla fine le scelte - perché di questo si tratta - delineeranno una mappa di riferimenti e, si spera, ispirazioni in linea con la nostra proposta e la nostra identità. In attesa di riprendere le attività ("l'invasione continua!"), gli Ultracorpi si risvegliano.
mercoledì 9 giugno 2010
comunicato stampa: «Buona visione»
«Buona visione»
Un ospite d’eccezione al Massimo: incontro con enrico ghezzi
Venerdì 11 giugno, Cinema Massimo
ore 19.30 - proiezione di Punto Zero di Richard C. Sarafian (1971)
ore 21.15 - Incontro con enrico ghezzi
a seguire proiezione di Jackie Brown di Quentin Tarantino (1997)
Per l’ultimo appuntamento della rassegna Schermi americani/L’ultimo spettacolo, curata dal collettivo universitario “Gli ultracorpi”, coordinato da Giulia Carluccio per il corso di Storia del Cinema Nordamericano del DAMS di Torino, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e il Laboratorio G. Quazza, enrico ghezzi presenterà le proiezioni di Punto zero di Richard C. Sarafian (1971) e Jackie Brown di Quentin Tarantino (1997). L’accostamento tra film distanti cronologicamente e stilisticamente presentato in questa occasione da enrico ghezzi offrirà la possibilità di scoprire due delle molte storie possibili del cinema americano secondo una prospettiva obliqua, eclettica e, naturalmente, ghezziana.
Ingresso: euro 4,00, studenti universitari: euro: 3,00
enrico ghezzi (1952) è uno dei più influenti critici cinematografici italiani. Dal 1978 inizia a lavorare alla RAI, occupandosi del palinsesto cinematografico e proponendo cicli insoliti per la programmazione di allora, come Lo specchio scuro, Eccentriche visioni, Femmina folle, La magnifica ossessione, contribuendo a far conoscere film noir di serie B o fiammeggianti melodrammi destinati a diventare cult e a costituire una nuova mappa di riferimenti per il pubblico cinefilo dagli anni Ottanta in poi. Nel 1988 crea Fuori orario. Cose (mai) viste, definito un «contenitore anarchico d’immagini», che trasforma la programmazione notturna di RAI 3 in uno spazio dedicato alla cinefilia e alla scoperta di film altrimenti invisibili. Le sue introduzioni fuori-sincrono ai materiali presentati durante il programma sono diventate marchio dello stile-Ghezzi. È inoltre co-creatore di Blob, esperimento meta-televisivo in onda ogni sera dopo il telegiornale di RAI 3. ghezzi è anche autore di un’ importante monografia su Kubrick, così come di altri volumi che testimoniano una riflessione profonda e stratificata sul mezzo cinema.
Informazioni
Laboratorio Multimediale “G. Quazza” - lab.quazza@unito.it
Ufficio Stampa & Comunicazione
Marta Franceschetti: press@martafranceschetti.com




sabato 12 dicembre 2009
l'ultimo spettacolo: JAWS (S. Spielberg, 1975)
Questa la prima sequenza de Jaws di Steven Spielberg del 1975.
A più di trent'anni dall'uscita nelle sale di quello che ancora oggi è uno dei maggiori successi della storia del cinema, il film continua a prestarsi a numerose letture. Da quella “sociale” per cui i tre protagonisti sono simbolo di una precisa Classe a quella politica secondo cui lo squalo rappresenta il consumismo; a quella psicoanalitica per la quale i tre personaggi incarnano l'Es, l'Ego e il Super Ego, che nel corso dell'avventura in mare sviluppano il loro conflitti.
Se tutte queste letture sono, ciascuna a suo modo, valide e si fanno portatrici di istanze spesso interessanti, lo squalo del film – per usare le parole di Spielberg – è prima di tutto uno squalo. Uno squalo al cinema.
Questo per dire che prima di qualsiasi altra interpretazione, Jaws è un film così potente, così efficace nel mettere d'accordo pubblico e critica da diventare un'icona cinematografica della contemporaneità: è un film sul cinema e sulla forza narrativa insita nel mezzo cinematografico. In questo senso la prima sequenza è una sorta di dichiarazione di intenti, il luogo nel quale si individuano in modo perentorio le traiettorie linguistiche sulle quali Spielberg decide di costruire il suo terzo film. In particolare il racconto si basa sull'incontro tra l'umano, il quotidiano e lo sconosciuto. Questo rapporto genera una tensione che sta alla base di tutto il film e che lo percorre interamente sia sul piano narrativo, sia – e forse soprattutto – su quello linguistico. Il regista infatti costruisce la struttura filmica su una serie di opposizioni quali quella tra terra e acqua, tra luce e buio, tra dentro e fuori, che testimoniano tutte l'opposizione esistente tra l'uomo e quella che per buona parte dell'opera (secondo la felice scelta di non mostrare lo squalo per i primi due terzi del film) è un'ignota, mostruosa alterità.
È l'opposizione tra dentro e fuori il perno dell'intero film e che ne esemplifica al meglio le proprietà metatestuali: tutto ciò che esiste dentro l'inquadratura è quasi sempre materiale ordinario, teso in modo sempre più spasmodico a straripare verso il fuori campo alla conquista del fuori. Allo stesso modo, è fortissima la tensione del fuori a sfondare il dentro. Lo spettatore è travolto, quasi torturato da questa tensione che genera in ogni sequenza del film delle attese crescenti, in linea con i canoni della suspense di hitchcockiana memoria.
Jaws, però, nonostante sia molto distante dalla sua produzione successiva (e degli anni Ottanta in particolare) è, in ogni caso, un film di Spielberg in cui l'avventura ha un ruolo centrale nel percorso narrativo del protagonista, la cui quotidiana e spesso monotona vita è stravolta dall'incontro con lo straordinario. Un cinema che mostra il "conflitto" tra l'uomo e la sua avventura.
